Vita e morte di Norma Jean e Marilyn Monroe nella rilettura cinematografica dell’omonimo  romanzo biografico di Joyce Carol Oates. Dall’infanzia difficile con la madre affetta da problemi psichiatrici al successo hollywoodiano, la vicenda dell’iconica superstar viene ripercorsa da Andrew Dominik, già regista di The Assassination of Jesse James, attraverso alcuni – ben noti – momenti della sua fulminante parabola di celebrità.

Non c’è pace per la “bionda” più famosa del Novecento. La storia della diva torna al cinema in una nuova versione a dieci anni dall’apprezzata opera di Simon Curtis Marilyn. Ancora una volta la sua figura tragica ispira un tentativo di cogliere il lato oscuro della notorietà, il contrappasso della fama e il conto presentato, inevitabilmente, da una popolarità planetaria. In Blonde, Dominik cerca di scomporre e riordinare le schegge emotive che hanno costellato la vita e la carriera di Marilyn, entrambe caratterizzate dal continuo fallimento nel mantenere la prima separata dalla seconda. Così, mentre Marilyn Monroe riscuoteva consensi trasversali, l’animo fragile di Norma Jean implodeva sotto il peso di un’immagine divenuta troppo ingombrante.

Per affrontare questa lunga e confusa indagine psicanalitica, il regista di Cogan sceglie la via del mimetismo cui Ana de Armas si adatta incredibilmente, rivelandosi esteticamente una delle Marilyn più somiglianti all’originale, quasi la sosia di un personaggio che, come si diceva un tempo, vanta innumerevoli tentativi di imitazione. Purtroppo però, le sfaccettature di un’indole così complessa vanno ben oltre le somiglianze fisiche.

Blonde si rivela da subito un film disunito, incartato nel tentativo caotico di mescolare, anche dal punto di vista tecnico, cambiando formato, alternando colore e bianco e nero (una facile rappresentazione del caos interiore della protagonista?), le due anime dell’attrice, sempre in conflitto tra loro. Il risultato è una narrazione ripetitiva, un racconto frammentario in cui le contraddizioni di Norma/Marilyn rimangono isolate e schematiche, dominate dalla facile retorica dell’assenza paterna e dalla continua ricerca di una figura maschile di riferimento.

La stessa scelta di ispirare quasi tutte le scene a immagini e filmati realmente esistenti, già entrati nell’immaginario collettivo, ha l’effetto straniante di conferire a Blonde una patina di déjàvu invece di omaggiare momenti di culto della storia pop del ‘900. Apprezzabile la prova d’attrice della sempre più emergente Ana de Armas, qui alla prima vera e propria esperienza di protagonista assoluta, nonostante una sceneggiatura raramente in grado di cogliere la varietà di emozioni della stella californiana destinata a brillare, prima di cadere, concentrandosi soprattutto su un campionario di seducenti sguardi lacrimenvoli.

Prodotto da Netflix e dalla Plan B di Brad Pitt, Blonde sarà disponibile sulla piattaforma di streaming dal 23 settembre 2022.