Funeral Casino Blues: un titolo tripartito per un film con tre capitoli e tre personaggi principali, le cui storie si intrecciano in atmosfere urbane sinistre.
Ambientato e girato in Thailandia, più precisamente a Bangkok e dintorni, da regista tedesco, il film racconta di Jen, Wason e Pim. Jen lavora per aiutare la famiglia in difficoltà economiche, Pim è la sua coinquilina e Wason è barista in un locale vicino. Quando Jen, fuori casa con uno “straniero”, rischia di essere picchiata, Wason interviene difendendola: inizia così un’amicizia tra i due, entrambi giovani schiacciati da problemi finanziari che non gli permettono di vivere serenamente e neppure di sognare un futuro migliore. Sarà proprio la necessità di denaro a spingere i due a compiere singolarmente azioni pericolose, ma le conseguenze saranno corali.
L’azione si svolge prevalentemente di notte, alternando interni ad esterni, anche se questi ultimi, data la conformazione della città, che si sviluppa in verticale tra vicoli strettissimi, trasmettono sempre un senso di claustrofobia.
Dal punto di vista estetico, la fotografia del film appare molto curata, con un largo uso di lenti molto luminose, come si evince dagli sfondi sfocati, soprattutto rispetto ai primi piani. I due colori più presenti sono rosso e blu: la tinta calda, nella fattispecie, è utilizzata già nella prima sequenza.
La scena iniziale torna anche sul finire del film e si può annoverare tra le più interessanti dal punto di vista teorico: è, infatti, una soggettiva dal punto di vista di un cadavere, pertanto sembra citare direttamente uno dei capolavori della storia del cinema, ossia Vampyr (1932), di Carl Theodor Dreyer, pellicola rivoluzionaria e tutt’oggi fondamentale. Questo riferimento, oltre ad essere un omaggio, sembra voler mettere in chiaro il sostrato da cui proviene il regista, ma, al contempo, si integra perfettamente col contesto asiatico, sia esteticamente sia narrativamente.
Il film attraversa tre generi, tra cui l’horror – seppur in maniera indiretta -, il thriller e il dramma: i temi toccati nella prima sezione sembrano essere ascrivibili quasi alla denuncia sociale, ma nelle due parti successive avviene un’evidente trasformazione. Questo cambio radicale migliora il ritmo narrativo, in un film che tende ad arenarsi e a ribadire situazioni analoghe troppo insistentemente.
Gli aspetti più aderenti ad horror e thriller non vengono mai svelati del tutto, lasciando integro un alone di mistero che contribuisce a emozionare lo spettatore. Ciò è possibile anche grazie alla presenza di attori capaci di muoversi con destrezza tra sentimenti molto diversi, e a una scrittura che crea una base solida per ogni personaggio.










