I paesaggi e le atmosfere del Giappone possiedono un fascino inesauribile. Per esplorarli da vicino, noi di NonSoloCinema abbiamo fatto tappa al Museo Civico Archeologico di Bologna, che fino al 6 aprile 2026 ospita Graphic Japan. Da Hokusai al Manga, curata da Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza. Il percorso espositivo, unico nel suo genere in Italia, raccoglie oltre 250 opere in un arco temporale dal periodo Edo (1603-1868) ai giorni nostri. Le quattro sezioni tematiche – Motivi di Natura, Volti e Maschere, Calligrafia e tipografia e Giapponismo contemporaneo – raccontano l’evolversi dell’arte grafica giapponese, in un viaggio immaginifico che dalle stampe ukiyo-e arriva ai manga, passando per le stampe di Utamaro e i poster di Tanaka.

Gru in volo, onde increspate, fiori di ciliegio, la luna, il monte Fuji: i motivi della prima sezione espositiva sono espressioni simboliche di una natura che si fa ora teatro ora specchio del sentire umano. Hokusai e Hiroshige, maestri dell’ukiyo-e, interpretano i vari elementi con sensibilità opposte, mentre designer ante litteram li traducono nelle forme delle arti applicate. Nagai e Tanaka li rendono, infine, soggetti di poster pubblicitari. Accanto alle opere grafiche, anche kimono e oggetti di alto artigianato: una scelta concettuale. Come spiega la curatrice, il quid della visione estetica giapponese risiede in un processo creativo che non ha conosciuto – almeno sino all’800 – una differenziazione tra “belle arti” e arti applicate. Pittura, calligrafia e artigianato erano espressione di un unico linguaggio: i motivi dei maestri ukiyo-e diventavano modelli decorativi per kimono, ventagli, ceramiche, e l’artista era insieme pittore, calligrafo, letterato e designer.
Nella sezione Volti e Maschere, le stampe di Utamaro e i manifesti Tanaka o Yokoo ci fanno incontrare raffinate figure femminili, samurai, attori teatrali. Profili sinuosi, volti austeri, maschere espressive, teatralità e performance…qui gli elementi iconografici che nutriranno l’immaginario del cinema giapponese, da Kurosawa a Miyazaki, e che decine di designer hanno reinterpretato e trasposto in vari stili, linguaggi e ambiti. Basti pensare alla collaborazione tra Tanaka e lo stilista Miyake: quest’ultimo ripropose i soggetti del graphic designer su capi di abbigliamento e accessori.

Di particolare suggestione la sezione Calligrafia e Tipografia. Il tratto calligrafico – da sempre disciplina estetica ed etica insieme – diventa costruzione tipografica, elemento fondante della grafica moderna. Kanji, hiragana, katakana e lettere romane convivono sulla stessa tela, ciascuno con la propria forza visiva. Dai rotoli zen, dove un unico carattere occupa l’intera composizione, il segno approda al font senza perdere la propria carica evocativa. Lo si vede nitidamente nei poster di Yamashiro Ryūichi o nei manifesti di Hosoya Gan. Questa tensione non scompare certo sulle pagine dei manga: si popolarizza, cambia pelle, ma resta fedele all’antico connubio tra parola e immagine, tra gesto espressivo e coltivazione interiore.

Chiude il percorso il Giapponismo:a partire dagli anni ’50, mentre dagli USA arrivano nuovi materiali e influenze visive, Yūsaku Kamekura – il padre della grafica giapponese moderna – inizia a reinterpretare l’identità visiva classica attraverso (e per) i mezzi di comunicazione. La sezione rivela anche come la cultura giapponese abbia influenzato la grafica e la cartellonistica italiana di inizio ‘900, con opere di Leopoldo Metlicovitz e Marcello Dudovich, in un momento in cui le esposizioni internazionali favorivano contatti e scambi culturali tra i due Paesi.

A corredo della mostra, ogni domenica il Museo Archeologico ospita un ciclo di incontri gratuiti su arte, cultura e tradizioni giapponesi. Il programma completo è consultabile qui.
Graphic Japan dipana un filo rosso lungo quattro secoli. Ecco che un’onda di Hokusai si allarga sopra un poster di Kamekura, e un kanji calligrafico trova spazio tra le pagine di un manga. Tradizione e innovazione convergono in una sintesi raramente tanto armoniosa – in perfetto stile giapponese!






