Per preparare Il Mostro, miniserie in 4 episodi presentata Fuori Concorso al Lido in arrivo il prossimo 22 ottobre su Netflix, Stefano Sollima e lo sceneggiatore Leonardo Fasoli si sono documentati studiando atti processuali, inchieste giornalistiche, testi scritti dagli investigatori che si sono occupati del caso del Mostro di Firenze, il serial killer che per 17 anni ha terrorizzato il Paese commettendo 8 duplici omicidi con una metodologia particolarmente brutale.

Un caso ancora aperto, su cui sono state formulate teorie, che ha portato all’apertura di varie piste, tra cui quella sarda, raccontata da Sollima nella serie con un’attenzione particolare alle storie di tre dei sospettati: Stefano Mele, Salvatore Vinci e Francesco Vinci. Avvalendosi della consulenza dello storico Francesco Cappelletti, Sollima ricostruisce le indagini sulla cosiddetta pista sarda partendo dal delitto di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco del 1968, concentrando l’attenzione sulle varie tesi che hanno portato all’individuazione di tre dei possibili responsabili. Tesi la cui dimostrazione, come ha raccontato lo stesso Sollima, ha portato gli inquirenti, in qualche modo, a piegare la realtà.

Il Mostro non si appropria di una singola ipotesi ma le racconta tutte, tracciando un profilo psicologico di Mele e dei fratelli Vinci con particolare attenzione al contesto culturale in cui questa vicenda si inserisce. Il contesto di un’Italia patriarcale e maschilista, in cui ogni donna che non rientrava nel canone considerato decoroso e accettabile per l’epoca veniva additata e guardata con sospetto. Ed è in questa lettura che la serie di Sollima traccia una linea che arriva fino all’oggi, parlando di violenza di genere a partire dai delitti del Mostro in cui l’obiettivo principale era la donna e l’uomo un “ostacolo”, per arrivare indirettamente ma in maniera molto efficace a commentare la situazione attuale, con i femminicidi drammaticamente ancora all’ordine del giorno.

Vi è poi un focus interessante su quanti sono stati toccati dall’orrore come vittime collaterali, come nel caso di Natalino Mele – figlio di Stefano Mele e Barbara Loccia – o le mogli di Salvatore e Francesco Vinci, vittime di violenza domestica. Vi è la ricerca del Mostro e vi sono i mostri, che nella serie si fanno specchio della situazione del Paese negli anni Settanta e Ottanta.

Protagonisti della serie sono attori poco noti nel panorama italiano, come Massimo Bullitta (Stefano Mele), Valentino Mannias (Salvatore Vinci) e Francesca Olia (Barbara Loccia), una scelta di casting che si rivela vincente, anche se a tratti la recitazione appare un po’ troppo enfatica e quasi teatrale. Gli episodi scorrono incalzanti, con un’eccellente gestione del montaggio e del ritmo e una scrittura attenta nel racconto della storia e nella messa in luce delle varie prospettive.

Il Mostro non prende posizione ma traccia un quadro accurato e approfondito della pista meno nota di questa vicenda. Solo sul finale si fa cenno a Pacciani, lasciando intendere come forse, in futuro, potrebbe esserci spazio per una seconda stagione. La serie di Sollima non è “solo” un prodotto crime, ma il racconto dello spaccato sociale e culturale dell’Italia dell’epoca, che non spettacolarizza e non indugia sull’orrore in maniera morbosa – ottima in questo senso la scelta del cosa mostrare e di come farlo -, che vi consigliamo di non perdere alla sua uscita in streaming.