Un film coraggioso che si confronta con temi difficili, controversi, controcorrente e persino fuori moda: dipendenze, spiritualità, preghiera, vocazione religiosa.

Thomas (Anthony Bajon) ha 22 anni, una faccia da bambino che ne dimostra molti di meno ma un lungo passato di abbandono, solitudine e dipendenze pesanti. Uscito vivo per un soffio da una overdose, finisce in una comunità di recupero tra le Alpi Francesi, dove vige una regola monastica: preghiera, lavoro duro, isolamento, niente sesso, né alcol e tanto meno fumo o droghe. Però vige anche la regola dell’amicizia, della solidarietà e del dialogo. Tutto nuovo per Thomas: gli è difficile abituarsi a tanta rigidità, le crisi di astinenza lo torturano, ma è anche difficile aprirsi, perché per raccontare sé stessi prevede che si riconoscano i propri errori e le proprie debolezze.

Tuttavia nella preghiera il giovane trova, come e più degli altri, conforto e protezione, quasi che la religione si sostituisca alla dipendenza precedente, rischiando però di diventare la nuova gabbia nella quale egli cerca rifugio dal mondo esterno.

Gli assistenti della comunità sono pazienti, sono un vero esempio per i ragazzi. Ma sono solo e tutti uomini, il loro carisma è di debole presa. Sarà invece l’incontro con le uniche donne che fanno parte della comunità che darà una svolta alla coscienza, e poi alla vita, di Thomas. La prima è Sybille (Louise Grinberg), una studentessa, figlia dei gestori della vicina fattoria dalla quale la comunità dipende per gli approvvigionamenti, e che sarà il suo punto di riferimento affettivo.

La seconda è la badessa Sorella Myriam (Hanna Schygulla), che sa essere maternamente severa e riesce a far confessare a Thomas, ma prima ancora a fargli comprendere, ciò che lui davvero prova e vuole essere.

“Personalmente pratico una preghiera senza Dio – rivela Hanna Schygulla – ma ritengo che faccia bene allo spirito saper dire grazie alla vita, ogni giorno”.

“Ho seguito da vicino una comunità, ma non volevo fare un film sulla religione – spiega il noto regista francese Cédric Kahn – piuttosto sull’importanza della fratellanza e dell’amicizia e su come sia importante saper fare scelte proprie”.

L’esito è un film profondo e toccante, che è vero, sì, solleva questioni religiose, ma visto a fondo e con attenzione si rivela profondamente laico. Laicità che non impedisce, anzi esalta la questione di come sia urgente nell’essere umano il bisogno arrivare alla verità, laddove invece purtroppo a volte si trovano scorciatoie fasulle nelle droghe e dove il consumismo distorce i valori.

Un film anche ottimamente interpretato e con immagini naturali di grande suggestione.