domenica, Giugno 7, 2026
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“La tempesta” di William Shakespeare

Nascere e svanire di un incubo

Il mago Prospero (Umberto Orsini) è il padrone onnipotente di un’isola, un non-luogo nel quale vivono assieme a lui, Miranda, sua figlia (Federica Sandrini), il mostruoso Calibano (Rolando Ravello) “deforme oltre che fisicamente anche moralmente” e alcuni spiriti completamente sottomessi al potere del mago, tra questi Ariel, tramite il quale Prospero fa naufragare la nave con a bordo l’odiato fratello Antonio (Flavio Bonacci), il Re di Napoli Alonso e il figlio Ferdinando. Mirando s’innamora di Ferdinando il primo uomo che vede nella propria vita.
Prospero farà sposare i due e preparerà la tremenda vendetta contro il fratello, ma poco prima di portarla a compimento, sceglie di rinunciare, perdonare il fratello, perdonare Calibrano che tramava contro di lui e abbandonare l’isola ormai privo di ogni potere magico per tornare al Ducato di Milano di cui è legittimo signore.

Lo spettacolo è coraggioso. Non si fa riguardo di sostituire la prima scena del naufragio con un unico assordante rumore che rimbomba nel teatro; decide di mescolare il vernacolo napoletano (la compagnia è quella del Teatro Stabile di Napoli) con l’italiano più alto; decide di tratteggiare Calibano con un insistito, e disturbante, gesto della mano a solleticare continuamente i propri genitali.
La scenografia è essenziale, una vuota scatola illuminata da luce chiara e fredda e in mezzo un lungo drappo rosso da cui scende Ariel, sospeso in aria per l’intero spettacolo. La scena della liberazione di Ariel dalle catene che lo tengono appeso è forse la più riuscita e originale.
Buona è la prova corale degli attori, Umberto Orsini domina la scena, la sua interpretazione di Prospero diventa nel finale una mimesi completa del personaggio a suggellare il continuo sconfinamento tra realtà e finzione, uno dei temi principali dello spettacolo. Anche la scelta di far parlare Stefano e Trìnculo, i due marinai della nave di Antonio naufragati sull’isola, in napoletano, dà una sfumatura diversa e convincente alla scena che li vede protagonisti assieme a Calibano.

I vari personaggi si muovono sulla scena come mosche in un barattolo: tutti si affannano nel tentativo di perseguire il proprio scopo, ma non riescono a far altro che sbattere contro le pareti. Il regista Andrea De Rosa a tal proposito paragona “La tempesta” a un labirinto “Come in una casa di specchi, ogni volta che intravedi una via d’uscita, questa uscita si rivela essere dalla parte opposta a quella che avevi immaginato. Come in un miraggio o in un sogno, quando provi ad afferrare qualcosa, l’oggetto su cui credi di aver messo le mani si dilegua. Finchè capisci che ciò che conta non è l’uscita e che non c’è nulla da afferrare. Stare ad ascoltare le domande che il testo ti pone e restarci dentro (restare dentro alle domande, al labirinto) è l’unica via”.

Prospero alla fine dello spettacolo dissolve ogni incantesimo, fa crollare ogni parete, distrugge ogni impedimento (nello spettacolo di Strehler del 1978 crolla la scenografia mentre sul palco Prospero rompe la propria “verga magica”), fa trionfare la ragione sugli istinti che hanno dominato tutti i personaggi, fa uscire tutti dal labirinto, senza però poter annullare la sensazione di claustrofobia che il dramma che ha creato ha saputo suscitare.

Una produzione ERT
LA TEMPESTA
di William Shakespeare
con Umberto Orsini, Flavio Bonacci, Rino Cassano, Gino De Luca, Francesco Feletti, Carmine Paternoster, Rolando Ravello, Enzo Salomone, Federica Sandrini, Francesco Silvestri, Salvatore Striano
adattamento e regia: Andrea De Rosa
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Stabile di Napoli, Teatro Eliseo
www.teatrispa.it