È successo: la danza contemporanea si è “sporcata”. Nonostante gli anni e le innumerevoli sperimentazioni, questa branca dell’arte tersicorea continuava ad essere considerata, sia dai fautori che dagli appassionati, la danza “intellettuale” per eccellenza: quasi sempre nessuna trama da seguire, movimenti estremi (per i non amanti a volte al limite del ridicolo), e soprattutto, utilizzo di musiche senza parole. Sono davvero rari gli esempi in cui la grande danza ha preso forma su brani cosiddetti “commerciali”, in cui fosse presente anche la voce del cantante. Con Certe Notti , l’ultima produzione dell’Aterballetto di Reggio Emilia, è accaduto: Mauro Bigonzetti, immenso coreografo, ha dato forma alle conosciutissime (per il pubblico italiano) canzoni di Luciano Ligabue, e così anche la danza contemporanea è diventata rock.
Assoli grintosi si alternano a morbidi passi a due, ritmati pezzi corali cedono il posto a figure eteree, sospese nel silenzio assoluto. Non sono mancati anche pezzi coreografati sulle parole delle poesie del cantautore di Correggo (tratte da Lettere d’amore nel frigo) e brani del film Radiofreccia (di cui è stata utilizzata anche parte della colonna sonora non cantata). A far da cornice, le scenografie multimediali di Angelo Davoli: una piramide di sei schermi ne incornicia un settimo, più grande, e qui scorrono parole, battiti, sogni, e immagini degli stessi danzatori, in tutù bianco, che contrastano lo sfondo di un paesaggio di pietre con i loro movimenti sinuosi.
I danzatori diventano i personaggi delle storie raccontate dal Liga: la Piccola Stella senza Cielo alza il dito contro la volta per gridare la sua esistenza, sollevata dai compagni; il ragazzo che si sente Leggero addirittura accenna la canzone dal vivo più volte; la coppia che sa che L’amore conta si bacia appassionatamente. Sono tutti bravissimi ed espressivi: ventuno elementi capaci, che sanno esprimere la potenza di un gruppo, ma tutti con doti (dimostrate) da solisti. Perfetti interpreti di coreografie che danno concretezza alle parole ma che non sono mai didascaliche, e che sanno trasmettere passione e sensualità senza essere volgari e senza cadere nella scelta scontata dello stile lyrical – “struggente”, che ormai impazza nelle trasmissioni a tema danza. Davvero coinvolgente, poi, la scelta di utilizzare alcuni brani nella loro versione live, e di far declamare il “Credo” di Freccia dal vivo, da uno dei danzatori.
Immancabile, il gran finale sulla canzone che dà il titolo all’intero lavoro: Certe notti . Un finale che ricorda quello che Béjart costruì su “The show must go on” dei Queen (a proposito di eccezioni illustri): i danzatori si abbracciano e incedono verso il pubblico, accennando la canzone, per poi continuare a danzare fino alla fine delle note.
Ed è così che, certe notti, la platea di uno spettacolo di danza è piena di persone di tutti i generi e le età. Ed è così che, certe notti, i ballerini diventano delle rockstar.
Teatro Carlo Gesualdo – Avellino
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