domenica, Giugno 7, 2026
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“Shangkhonad” di Abu Sayeed

Il destino dell'uomo tra miti e tradizioni

Concorso
Quando il passato ritorna e nessuno vuole accoglierlo

In una premonitrice notte di tempesta, Chad torna al suo villaggio natale dopo ventisette anni. Porta con sé la morte: quella del ragazzo che lo stava traghettando al paese e quella dei suoi genitori, brutalmente assassinati quando lui era bambino. Nessuno lo riconosce e tutti lo vedono come uno straniero attira sventure, viste le circostanze in cui è arrivato. Chad nasconde la propria identità nel timore che qualcuno pensi che sia tornato per vendicarsi. L’unico a concedergli un po’ di fiducia è il capo del villaggio ed unico proprietario terriero della zona, il quale lo accoglie in casa nonostante la reticenza del ragazzo. Ma col passare del tempo tutti si faranno più curiosi e quando, grazie all’intervento della maga del luogo, il segreto del giovane rischia di venire alla luce, la vera indole dei personaggi che lo circondano prenderà il sopravvento fino all’inevitabile quanto annunciato tragico epilogo.

Abu Sayeed vuol farci penetrare in una storia semplice, ma densa di significati allegorici. Il ritmo lento, disteso, sembra seguire la corrente del fiume che costeggia il villaggio e lascia lunghissimi momenti alla contemplazione del paesaggio. E’ infatti la Natura a dominare la scena, come fosse un personaggio aggiunto alla storia: Madre Terra, unico sostentamento della popolazione e allo stesso tempo matrigna castigatrice causa di tempeste. Non passa attimo in cui non si abbia la sensazione che l’uomo sia semplicemente un piccolo granello dell’universo, spettatore impotente di un qualcosa di ben più grande di lui, e che le vicende umane di dolore, gelosia e vendetta non siano altro che una fievole quanto inutile divagazione dello scorrere del tempo.

Ma il taglio filosofico e naturalistico della pellicola non riesce a far emergere in pieno la critica sociale (che resta latente, per quanto il regista cerchi più volte di farla affiorare) all’egoismo ed alla corruttibilità dell’animo umano, in un mondo in cui il diverso e lo straniero non trovano spazio nella comunità.

SHANGKHONAD
Bangladesh – 2004
Regia: Abu Sayeed
Sceneggiatura: Abu Sayeed
Fotografia: Mahfuzur Rahman Khan
Montaggio: Junaid Halim
Suono: Nasim Reza Shah
Musica: S I Tutul
Interpreti: Zahid Hasan, K S Firoz, Najma Anwar Fazlur Rahman Babu, Rebeka Dipa, Mehnaj Bony, Insan Ali
Formato: 35 mm
Durata: 102 min.
Versione originale: Bengalese
Produzione: Maasranga Production Ltd. & Aangik Communications