“I saw the Devil (AKMA-REUL BO-AT-DA)” di Kim Jee-Woon

Il diavolo allo specchio

Torino 28. Rapporto Confidenziale
Una notte nevosa, una donna in una macchina in panne sul ciglio di una strada poco trafficata. Si avvicina un uomo alla guida di un mini scuolabus, sembra rassicurante, offre aiuto. La donna, su consiglio del fidanzato Soo-hyun (un letale agente segreto) e memore degli insegnamenti del padre ex commissario di polizia, declina gentilmente l’invito. L’uomo – Kyung-chul (Choi Min-sik), uno psicopatico serial killer che ammazza giovani ragazze senza bisogno di particolari moventi – la rapisce per portarla nel suo nascondiglio, dove avrà premura di violentarla, torturarla e ucciderla.

Soo-hyun (Lee Byung-hun), disperato, non contempla nemmeno per un istante la negazione e fa subito spazio alla rabbia, indulgendovi, traendo forza da essa come un motore con il proprio carburante. Parte alla ricerca di Kyung-chul, che nel frattempo non si fa mancare dell’ulteriore divertimento. Lo trova. Più volte. Ogni volta lo ferisce e lo lascia andare, intenzionato a fargli provare lo stesso dolore che ha causato alla futura passata moglie (tutte le altre vittime non suscitano il suo interesse). L’uomo e l’abisso continuano a scambiarsi sguardi, in un gioco di specchi che li rende indistinguibili, legati ineluttabilmente a un destino di distruzione.

Kim Jee-woon è uno dei paladini di un certo cinema coreano a cui certo pubblico occidentale ha imparato ad affezionarsi nel corso dell’ultimo decennio. Generalizzando: vicende estreme messe in scena senza sconti e in maniera estremamente estetizzante, con una grossa cura per il dettaglio e poco rispetto per i confini di genere. Hanno partecipato Park Chan-wook e Bong Joon-ho (Memories of murder, The host, Mother) e a modo suo ha contribuito anche Kim con pellicole come Two sisters, Bittersweet life e The good, the bad, the weird (quest’ultimo, un omaggio al cinema di Leone, mai uscito nelle sale italiane). In un momento in cui il cinema sudcoreano, in relazione al suo rapporto con il mondo occidentale, sembra essersi arenato dopo aver cavalcato a fondo l’onda lunga del successo di una manciata di film incredibili (nuovi, spiazzanti, splendidi), I saw the devil manda un messaggio molto chiaro (ma non per questo rappresenta un’operazione programmata): siamo ancora qua, stiamo ancora facendo cinema e siamo ancora in grado di scioccarvi, di sorprendervi e di prendervi alla sprovvista con un linguaggio che non avete mai visto.

Il film di Kim imperversa sulla retina dello spettatore per quasi due ore e mezza, accumulando violenza su violenza in un escalation che, a un certo punto, pare non doversi fermare più. E lo fa mettendo da parte la credibilità e la verosimiglianza: per l’autore questi concetti sono irrilevanti e anche chi assiste allo spettacolo li vede sbiadire man mano che i climax si susseguono, arrivando (contro ogni educazione) a non sentirne la mancanza. I buchi di sceneggiatura, i personaggi bidimensionali (che sembrano, francamente, non possedere un buon senso come comunemente concepito), gli improvvisi deus ex machina narrativi: tutti moventi secondari, vettori di una narrazione senza tregua nè scampo, senza pausa nè perdono, senza remore nè dietrologie. La vedetta come scopo – in un mondo quasi distopico, tanto che sembra iperpopolato di psicotici serial killer che si conoscono fra di loro e si riuniscono in serene rimpatriate -, come movente, come agente di trasformazione e profondo cambiamento; la vendetta come condanna, come caratteristica, come dedizione. Kim mette in scena la sua personale Odissea di dolore in un turbinio continuo di generi e linguaggi, dando vita a un unicum irripetibile che lascia sgomenti (bisognosi di una seconda visione) e che grida forte: “visto, sappiamo ancora lasciarvi di sasso”.

AKMA-REUL BO-AT-DA
I SAW THE DEVIL –
Corea 2010 (35mm, 141′, col.)
go to 28° TORINO FILM FESTIVAL go to RAPPORTO CONFIDENZIALE
regia, soggetto/director, story
Kim Jee-woon
sceneggiatura/screenplay
Park Hoon Jung
fotografia/cinematography
Lee Mogae
montaggio/film editing
Nam Na-young
scenografia/production design
Cho Hwa-sung
costumi/costume design
Kwon Yoo-jin
musica/music
Mowg
suono/sound
Choi Tae-young
interpreti e personaggi/cast and characters
Lee Byung-hun (Soo-hyun), Choi Min-sik (Kyung-chul), Oh San-ha (Ju-yeon), Chun Kook-haun (capitano/Capitain Jang), Chun Ho-jin (investigatore/Detective Oh), Choi Moo-seong (Tae-ju), Kim In-seo (Se-jung)
produttore/producer
Kim Hyun Woo
produzione/production
Peppermint & Company
coproduttore/coproducer
Jo Seong-won
vendita all’estero/world sales
Finecut